J.G. Ballard, le sue Short Stories e il confinamento nella pandemia.

J.G. Ballard

James Graham Ballard (Shanghai, 15 novembre 1930 – Shepperton, 19 aprile 2009), è considerato uno dei più interessanti e originali scrittori inglesi contemporanei. Innovatore della letteratura fantascientifica, si concentra sugli effetti che la modernità produce su psiche e società.

Dai suoi scritti: “emerge la capacità di Ballard di anticipare i grandi temi del nostro secolo. Dominati dalla tecnologia, mentre gli schermi ci trasformano in voyeur la nostra empatia è andata piano piano assottigliandosi. La sua intuizione più profonda è stata accorgersi che le nuove forme di comunicazione e convivenza, come la pubblicità, i grattacieli e i centri commerciali, producevano scenari tanto nuovi quanto inquietanti se indagati a fondo. “Viviamo in un mondo dominato da finzioni di ogni tipo: merchandising di massa, pubblicità, politica gestita come fosse un ramo della pubblicità, la traduzione istantanea di scienza e tecnologia in immagini popolari, la crescente confusione e mescolanza di identità all’interno del regno dei beni di consumo, il preludio di ogni risposta immaginativa libera e originale all’esperienza dello schermo”, racconta Ballard durante una delle prime presentazioni di Crash, il suo romanzo più famoso, portato sul grande schermo da David Cronenberg nel 1996.”
… “Mentre altri scrittori del Novecento, come José Saramago o Albert Camus, sono risultati quanto mai attuali per raccontare le conseguenze sociali della pandemia di COVID-19, Ballard è stato capace di tratteggiare la quotidianità dell’isolamento. Nel racconto “Saluti da Las Palmas” (“Having a Wonderful Time”) pubblicato per la prima volta nel 1982 nella raccolta Mitologie del futuro prossimo (Myths of the Near Future), una coppia si ritrova imprigionata in un resort di lusso senza alcuna possibilità di tornare a casa.”

“… Schivo a ogni etichetta letteraria, ha spaziato tra fantascienza, cyberpunk e postmodernismo, è stato tra i pochi scrittori a ottenere un sostantivo coniato dal proprio nome. “Ballardiano” suggerisce infatti le condizioni descritte nelle storie di Ballard, nella sua “moderna modernità”, negli effetti psicologici degli sviluppi tecnologici, sociali o ambientali, e negli squallidi paesaggi creati dall’uomo.”

[da: “Come James Ballard può guidarci in questa età di isolamento”, Giuseppe Porrovecchio, Visual.com, 25 maggio 2020]

Qui ci piace riportare l’introduzione, tradotta dalla versione inglese, nel primo volume della sua raccolta di racconti brevi “The Complete Short Stories: Volume 1” (nella versione italiana: “Tutti i racconti Vol. 1: Volume I. 1956-1962“)

Gran parte dei racconti di questo volume sono stati prima pubblicati nella rivista inglese di fantascenza: New Worlds.

Nell’introduzione Ballard scrive:

I racconti sono gli spiccioli nel tesoro della narrativa, facilmente ignorati accanto alla ricchezza dei romanzi disponibili, una valuta sopravvalutata che spesso si rivela contraffatta. Nella loro produzione migliore, in Borges, Ray Bradbury e Edgar Allan Poe, il racconto è coniato dal metallo prezioso, un luccichio d’oro che brillerà per sempre nella profondità della vostra immaginazione.

Le short story sono sempre state importanti per me. Mi piace la qualità delle istantanee, la loro capacità di mettere a fuoco intensamente  un singolo soggetto. Sono anche un modo utile per provare le idee da sviluppare successivamente nella lunghezza del romanzo. Quasi tutti i miei romanzi sono stati accennati per la prima volta in racconti brevi, e i lettori di The Crystal World, Crash e Empire of the Sun troveranno i loro semi germinati da qualche parte in questa raccolta.

Quando ho iniziato a scrivere, cinquant’anni fa, i racconti erano immensamente apprezzati dai lettori e alcuni giornali  stampavano ogni giorno un nuovo racconto.Penso con tristezza che le persone attualmente abbiano perso la capacità di leggere racconti brevi, una risposta forse alle narrazioni lunghe e prolisse dei serial televisivi. I giovani scrittori, me compreso, hanno sempre visto i loro primi romanzi come una sorta di test di virilità, ma tanti romanzi pubblicati oggi sarebbero stati migliori, se fossero stati riformulati come racconti. Curiosamente, ci sono molti racconti perfetti, ma nessun romanzo perfetto.”

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